E' una domenica di fine Marzo dello scorso millennio (...). In seguito a
non so quali scherzi del caso, alcuni di noi sono venuti in contatto con un
gruppo di ragazzi che si dilettano ad organizzare escursioni in giro per i
monti.
Io, Massi e Robby decidiamo così di partecipare ad una loro escursione.
La giornata inizia con un brivido: Roberto, che di solito dà la sveglia
alle galline, decide di ignorare la sua sveglia e, per la prima volta in vita
sua, arriva in ritardo. Facciamo una corsa per cercare di arrivare a Stazione
Tiburtina con meno ritardo possibile ed arriviamo in anticipo (grazie Eintstein
per averci rivelato i misteri della Relatività).
Il gruppo è abbastanza numeroso (non mi ricordo più nessuno),
il viaggio è privo di eventi particolari, e così eccoci ai piedi
del Gudagnolo a cominciare la salita.
Una delle guide scruta le leggerissime scarpe da ginnastica di Roberto con
sufficienza, rimproverandolo per i rischi che corre andando per i monti così
mal attrezzato.;
Dopo neanche un'ora, quella stessa guida cade e si ferisce ad una spalla:
primo pensiero, Dio in che mani siamo capitati; secondo pensiero, grazie al
cielo ci sono altre tre guide e speriamo che siano più pratiche. (Cara
guida ferita spero mi scuserai se ti sto prendendo in giro, è solo
uno scherzo).
Insomma si continua, il sentiero non è troppo faticoso, scambiamo qualche
parola con i nostri compagni d'avventura. Mi colpisce particolarmente un ragazzo
superattrezzato, con zaino professionale, borracce modello "l'Everest
mi fa un baffo", altimetro di precisione, scarponcini "Himalayan
Dream" ed una serie di altri oggetti di cui ancora oggi ignoro la funzione.
Durante il percorso notiamo che Massimo evita accuratamente di passare nei
tratti assolati del sentiero, neanche fosse un vampiro. Ci confessa così
di essere sotto trattamento con un farmaco che provoca, come effetto collaterale,
una supersensibilità al sole.
Proseguiamo il cammino dando, di tanto in tanto, un'occhiata a Massi per controllare
che non si stia decomponendo.
Arrivati al santuario, i più in forma di noi decidono di salire fin
sulla cima del Guadagnolo: inutile dire che noi tre eravamo del gruppo...
Arrivati sul punto sommitale Robby realizza che una comoda strada asfaltata
conduce fin sulla vetta, al che comincia a domandarsi perchè ha faticato
per tre ore per arrivare laddove poteva tranquillamente arrivare con l'auto.
Nessuno osa rispondergli, non per mancanza di argomenti, ma per l'empietà
della domanda.
A quei tempi gli mancava lo spirito dell'escursionista (e in verità
anche oggi...).
Il ritorno è, come al solito, privo di particolari eventi.
E' stata un'esperienza piacevole, da ripetere, senonchè ci siamo persi
l'indirizzo del sito tenuto dai ragazzi che organizzavano l'escursione, e
con esso l'unico modo che avevamo di contattarli, e così non siamo
più usciti con loro.
Oggi, dopo molte ricerche, li abbiamo ritrovati, e così aggiungiamo
il link al loro (brevissimo) racconto di quella giornata:
http://web.tiscali.it/progettomontagna/pm.htm
escursione del 27 Marzo 1988