Domenica
24 Febbraio. Un bel pomeriggio di sole quasi primaverile. Tutti gli amici
sono impegnati in qualche faccenda. Che fare? Attendere in casa che il tempo
mi scivoli addosso o uscire e vivere un po'?
30 secondi dopo aver formulato a me stesso questa domanda sono in macchina
diretto a Percile, piccola cittadina tra i monti Lucretili.
Il viaggio è breve, in buona parte in autostrada, quella Roma-L'Aquila
che tante volte ho fatto per andare a sciare, a scalare monti, a passare un
weekend con gli amici a casa di Massi.
Già, gli amici. Mentre l'asfalto corre veloce sotto la mia macchina,
non c'è Enrico accanto a me a farmi fare due risate, lungo il sentiero
che mi attende non ci sarà Roberto da rincorrere perchè va in
fuga, in cima alla collina non ci sarà Nerino da sfottere perchè
è arrivato ultimo.
Oggi sono solo.
Arrivo
al paese, quattro mura vetuste sulla cima di un colle, lo supero, forse con
l'ingiusta sufficienza di chi vive in una città millenaria ed è
avvezzo al bello dell'arte, ma la Natura ristoratrice degli animi mi attende.
Percorre per qualche chilometro una sterrata che finisce contro un cancello;
parcheggio e prendo il sentiero.
Prati verdi, risvegliatisi dal torpore autunnale, boschetti di querce, casali
diroccati, mucche.
Incrocio lungo il sentiero due escursionisti, li saluto, mi rispondono cortesi.
Chissà perchè in montagna, o in generale in luoghi di interesse
naturalistico è quasi normale salutarsi pur senza conoscersi.
Il
cammino è breve, arrivo al primo dei laghetti, il Marraone. E' in realtà
una profonda dolina di origine carsica riempita dalle acque meteoriche e circondata,
quasi nascosta da una fitta vegetazione. La discesa sul fondo non è
agevole, ma con qualche scivolone e qualche macchia di fango arrivo ssulle
rive del laghetto. Non avevo mai visto qualcosa del genere, e mi fa effetto
trovarmi in un buco profondo una trentina di metri, scavato solo dall'acqua.
Risalgo ed in pochi minuti giungo sulla riva del Fraturno, ben più
grande del "fratello" e più simile ai laghi cui siamo abituati.
La pace dle luogo è totale, una leggera e tiepida brezza soffia da
sud est ed il sole, nel tratto finale del suo quotidiano viaggio, conferisce
al luogo una calda luce rosata.
Ho ancora un po' di tempo e sono indeciso se restare sulla riva dello specchio
d'acqua a godere del suo incanto o proseguire verso le rovine di Castel del
Lago.
Curiosity
killed the cat. But I am not a cat.
Il sentiero si inerpica in mezzo alla vegetazione, compie qualche ansa e finalmente
sbuca in un boschetto, nel fitto del quale, quel che resta dell'antico centro
di Castel del Lago e delle vite di chissà quanti Medievali.
Poche pietre una sopra all'altra, quasi non definibili neanche come mura.
Sic transit gloria mundi.
Riscendo sulle rive del laghetto, un'ultima occhiata, ripercorro il sentiero,
arrivo all'auto, saluto il sole morente e torno verso casa.
Un altro piccolo viaggio, un altro angolo di mondo visitato, un altro ricordo
da conservare.