Spagna, terra sognata.

Una vacanza in sintesi: 3000 Km in areo, 1500 Km in pullman e treno, 100 km a piedi. Finita l'università, io e quell'altro zingaro di Fabrizio decidiamo di avventurarci in un tour della Spagna del sud. Squattrinati come tutti gli universitari, optiamo per una compagnia aerea competitiva nei prezzi: la Virgin. In pratica voliamo su una bottiglia di aranciata con le ali, però almeno le hostess erano carine.
Con noi sull'aereo c'é una scolaresca spagnola, tipo gita del quinto liceo. Fabrizio si lancia in una fantasia erotica ad alta voce (tanto sono spagnole e non capiscono) con lui e la versione spagnola di Jodie Foster come protagonisti. Arriviamo a Madrid a notte fonda, con l'aeroporto deserto cerchiamo una tessera telefonica, chiediamo informazioni ad una che stava sull'aereo dietro di noi, attacchiamo con lo Spagnolo appreso ad un corso parrocchiale, e questa ci risponde in Italiano. Fabrizio sbianca e timidamente fa:" Ah, sei italiana, quindi hai sentito tutto sull'aereo" e lei, pietosa "Ah, figurati, non c'è problema".
Riusciamo a telefonare all'ostello di Madrid, tutto pieno. Secondo ostello, un po' più periferico, c'è posto. Visto che ormai sono le due di notte, decidiamo di svenarci con un taxi. Quasi giunti a destinazione il tassista ci mette in guardia sul fatto che l'ostello è sito in un'amena zona di Madrid piena di parchi e boschetti dove pullulano le prostitute e la microcriminalità. Rincuorati per questa scoperta, che ormai palesa tutta la sua evidenza sotto i nostri occhi, giungiamo in ostello.
Ci assegnano una stanza da quattro, ma fortunatamente siamo solo in due, perchè di spazio ce n'è poco. La mattina si parte di buon'ora per girare la città. Ad una prima occhiata Madrid ci sembra una citta asburgica, con grandi palazzi stile impero, vialoni alberati e giardini molto curati. Visitiamo il Prado: bellino, ma per chi è abituato agli Uffizi o ai musei Vaticani...
Aspettiamo ansiosi, girovagando per la città, l'arrivo della sera per vedere la famosa movida madrileña. Per ingannare il tempo, verso le sei ci infiliamo in un locale per gustare le famose tapas: delusione, per un bicchiere di vino e due tartine ci scuciono un bel po' di pesetas.
La cena ci va ancora peggio: classico locale per turisti, con menù fissi a base di surgelati, a me va così così con una bistecca e patatine, ma Fabrizio mi supera arrischiandosi in una paella che risulterà plastificata. Da dimenticare. La sera si chiude con la movida che non c'è, o che non capiamo, perchè somiglia tanto a "tutti in piazza a far due chiacchiere e a bere superalcolici a fiumi".
Madrid ci ha stancato in fretta. Via, si parte per Siviglia. Viaggio in pullman, con tanto di simpatica señorita spagnola, studentessa di Ingegneria che ci allieta il viaggio, peraltro molto piacevole (non ti ricorderai i nostri nomi, soprattutto quello di Fabrizio che pronunciavi così carino, non ti ricorderai magari neanche di averci mai incontrato, ma comunque ciao Olivia).
Siviglia ti amo, bella città, belle ragazze, bel clima caldo e solare: finalmente siamo in Spagna. Non ci stanchiamo più di girarla, ogni svolta rivela un angolo incantevole, l'atmosfera è magica. Fabrizio è in avvelenamento da testosterone, e si guarda a destra e sinistra gridando:" Cla, guarda che culo quella", finchè, alla quinta spagnola che lo guarda male, gli faccio notare che "culo" in spagnolo si dice "culo".
Degna di nota la temperatura diurna: 39 gradi il 29 aprile.
Siviglia, il mio cuore rimane lì, ma il viaggio continua, e via verso Cadice.
Alloggiamo nel solito ostello, stavolta quasi di lusso, sito su un'altura sopra Cadice e con tanto di campi sportivi. Indimenticabile la partita di basket a due con stupenda vista sullo stretto di Gibilterra, con Fabrizio che spietatamente segnava e io che guardavo il panorama.
Decidiamo di fare il bagno nell'oceano, o almeno nel suo punto di incontro col Mediterraneo. Scendiamo da Cadice a Tarifa: una città di malavitosi. Gli uomini ci guardano di traverso, le donne ci guardano di traverso, i bambini ci guardano di traverso, i cani ci guardano di traverso, due spagnolette davvero carine ci guardano sorridendo, ma chi si azzarda a rimorchiarle? Qui dà l'idea di un paese della Sicilia medievale, o del Gennargentu, e preferiamo non rischiare la lupara per aver sfiorato una ragazza.
L'acqua dell'oceano è fredda, fuori il tempo si è guastato, e dai 39 di Siviglia siamo poco sopra i venti: pediluvio con acqua marina e via di nuovo con le scarpe per recuperare il calore perso.
L'indomani si parte con un treno diesel che passa per i monti, per giungere in breve a Granada. Altra bella città, anch'essa ricca di storia e di fascino.
La vicina Sierra Nevada esercita su di noi un fascino irresistibile, e così decidiamo di fare una gita su un monte lì vicino, di cui ormai non ricordo più il nome. Premetto che dai 39 gradi di Siviglia, eravamo già scesi sui 20-25 a Granada. Come anche i bambini sanno, salendo di quota la temperatura scende, ma basta così poco per fermare due come noi?
Prendiamo un pullman di buon ora e in prima mattinata eccoci scendere in una ridente località sciistica dell Sierra Nevada. Sembra di stare in Svizzera: il laghetto con le trote, le baite col tetto a spiovente, i negozietti tipici. Manca solo la neve, ma il freddo c'è tutto.
Primo pensiero: risaliamo di corsa sul pullman e torniamo a Granada, abbiamo scherzato. Le porte si chiudono e il pullman fugge via nella nebbia abbandonandoci al freddo.
Secondo pensiero: ed ora come ci arriviamo fino alle 17 quando tornerà il pullman?
Terzo pensiero: guarda che bello quel monte, sarebbe bello scalarlo.
Senza capire come, ci troviamo ad arrancare sul crinale di un monte brullo ed aspro, battutto da un gelido vento feroce che ci taglia la pelle, abbigliati con abiti collezione primavera-estate-quest'anno-farà-caldo-vestitevi-leggeri.
Nonostante tutto arriviamo sulla cima del monte-non-ricordo-più-come-si-chiama, ma ci restiamo poco, perchè il vento è spietato e le nubi sottostanti ci nascondono la vista. Prendiamo a scendere, ma la nebbia sale e ci nasconde la via. Sbagliamo strada. Si sente un cane latrare, ma non vediamo nulla. Comincia a nevicare. Il vento gelido continua a rubarci le poche calorie che ci restano nel corpo. Abbiamo le mani gelide, come mai le abbiamo avute in vita nostra. Fabrizio comincia ad agitarsi, teme che non riusciremo a rientrare, avverte un principio di congelamento alle dita. A stento riesco a farlo tornare in sè. Decido di abbandonare il sentiero e di scendere a valle tagliando fra le rocce. La mia scelta è premiata, si intravede il paese e la luce nei nostri animi incupiti. Siamo salvi.
L'indomani restiamo a Granada, per una ben più tranquilla visita all'Alhambra.
Bellissima, ricca di fascino esotico. Vago per le stanze e i giardini, con Fabrizio che mi fa da guida, narrando le gesta del Signore di Granada che rincorreva le sue ancelle per tutto il palazzo finchè una volta raggiunte...vi lascio immaginare.
Il tempo di partire giunge, infine. Pullman per Madrid alle 4:00 del mattino, viaggio da incubo col vicino di posto che ha una faringite fulminante e non fa altro che tossire tutta la notte.
Madrid di prima mattina è meglio di quando l'avevamo vista all'inizio, o forse siamo noi che siamo più ricettivi nei suoi confronti, ma ormai l'Italia ci aspetta.
10 giorni sulla strada come nomadi, 10 giorni fra il caldo torrido che toglie la forza ed il gelo implacabile che ti intorpidisce, 10 giorni di due amici che condividono il desiderio di scoperta e l'amore per la conoscenza.
10 giorni della nostra vita.