Vieste
Ricordi di un'estate lontana
Assolata giornata di fine luglio. Un lieve vento caldo soffia tra i rami
dei radi alberi nel campeggio, togliendo ai pochi fortunati possessori di
piazzola in ombra, il vantaggio chissa' a quale prezzo acquisito. L'ora di
pranzo e' passata da poco e coloro che hanno preferito restare in tenda piuttosto
che recarsi in spiaggia di certo hanno in mente un bel riposino.
KAATHUUDUDDD. SBBBBOOOM. EHi, alza quel ca..o di palettoooooo! SPATAAK.
Mezzi intontiti dal caldo e dal pranzo in fase di digestione, alcuni fanno
capolino dalle loro tende e strabuzzano gli occhi convinti di sognare: e'
arrivato il circo e sta montando su la tenda nel bel mezzo del campeggio!!
Ma dove sono i carrozzoni, dove gli animali, dove le acrobate dal corpo tornito
ed i domatori dai toraci villosi? Ci sono solo una mezza dozzina di scalmanati,
forse gli inservienti del circo, che menano allegre mazzate su enormi paletti
per i tiranti.
Dopo qualche timida domanda, tipo "Quanto costa il biglietto" e
"Ma c'e' il numero cogli elefanti", i curiosi ospiti del campeggio
apprendono un po' increduli che quell'enorme tendone e' destinato ad ospitare
un gruppo di giovani romani in vacanza. Ma non un'intera
squadra di calcio con panchina lunga, massaggiatore, assistente allenatore,
ragazze pon-pon e mezza tifoseria, bensi' solo 5 ragazzi amanti della comodita'.
Dopo lunga fatica, e qualche imprecazione da parte dei vicini desiderosi di
quiete, la tenda e' montata. I nostri 5 eroi entrano all'interno e sistemano
le loro poche cose.
"Fabbbbrrriiii', che l'hai portato l'antizaaanzzaaaaaareeee?"
"Noooooooooo, me lo so scordatooooooo".
Fabrizio e Roberto sono capitati uno accanto all'altro, e quindi, urlando
un po', riescono a comunicare. Ma passare al successivo occupante della tenda,
o ancora piu' lontano, richiede una chiamata internazionale via satellite.
Ma facciamo un passo indietro.....
E' un caldo pomeriggio di fine luglio. Roberto, Claudio, Giuseppe, Fabrizio
Neri e Fabrizio Doc/Dik (ma chi ca.zo glieli sceglie i soprannomi, direte
voi...) stanno caricando la macchina di Claudio con i loro poveri bagagli.
si parte alla volta di Vieste, dove i nostri intendono soggiornare per una
decina di giorni in un campeggio. Gianluca e' presente e partecipa ai preparativi.
Alla sua bonta' il gruppo di valorosi deve la tenda militare per ufficiali,
con 6 posti/branda+comodino. Un lusso al modico peso di 276 chili.
Capite bene che caricare una Ford Fiesta con tale tendone, attrezzatura varia
da campeggio e buona parte dei bagagli di 5 persone lasciando posto per almeno
due non e' cosa da poco. Fortunatamente abbiamo dalla nostra l'esperienza
di Gianluca, il quale propone di partire dagli
oggetti indispensabili e riempire poi via via: se qualcosa resta fuori dovrebbe
essere quanto meno superfluo. Dimostrando di aver capito in pieno lo spirito
di questa proposta, Giuseppe avvicina alla macchina ancora vuota il suo letto
completo di rete, materasso e spalliera con
pomi d'ottone. Gianluca lo guarda paziente e gli propone di aspettare almeno
il caricamento della pesante tenda.
A tenda caricata si continua con i nostri bagagli piu' importanti. Giuseppe
accosta il letto alla macchina, Gianluca lo prende, lo passa davanti al bagagliaio
aperto e lo appoggia un paio di metri piu' in la' senza proferire parola.
Lo spazio si sta esaurendo, infiliamo due paia di pinne sotto i sedili, uno
strudel con la marmellata dentro il cassetto portaoggetti, un paio di teli
da mare sui sedili davanti; lo spazio-tempo si incurva pericolosamente, siamo
vicini alla massa critica, il raggio di
Swartzchild sta per essere raggiunto. Manca poco e la Fiesta diventerá
un buco nero.
Giuseppe avvicina con gentilezza il suo pezzo di mobilio............
Se credete che io stia esagerando, fate un salto sotto casa mia: il letto
di Giuseppe e' ancora li'.
Tornando in quel di Puglia, capirete bene, quindi, come ci volle un intero
pomeriggio piu' qualcosa della sera per montare il tendone e sistemare i bagagli.
E soltanto grazzie all'aiuto ricevuto dai nostri compagni di avventura, cioe'
Luca ed i suoi simpatici amici.
Ma la fatica non ci scoraggia, siamo in vacanza, finalmente, dopo lunghi mesi
passati sui libri, ed ora conta solo divertirsi.
Il nostro e' un campeggio di lusso, con tanto di doppia piscina, campi da
tennis, discoteca serale, lezioni di aerobica, wind surf, balli latino americani.
La giornata tipo comincia con una pigra sveglia verso le 9-10, seguita da
una luculliana colazione a base di merendine, biscotti, dolcetti vari, latte
o tacche di succo di frutta.
acche di succo di frutta? Non sapete cosa sono? Semplice: Robby e Doc, unici
amanti dei succhi di frutta nel nostro gruppo, decidono di rinunciare al latte
mattuttino per degustare
il nettare dei vari frutti offerti dalla natura. Comprano cosi' il prezioso
liquido e si apprestano a berlo. Visto che si trovano di fronte due accaniti
bevitori, fisicamente e psicologicamente dipendenti da quella droga liquida,
non e' facile fidarsi del reciproco senso di giustizia nella divisione del
prezioso bene. Cosi' i due escogitano un metodo in seguito adottato dall'Istituto
Internazionale dei Pesi e delle Misure di Parigi: basta prendere due bicchieri
di carta
ed utilizzare le righe di solito scanalate su di essi per confrontare la quantita'
di liquido in ciascuno. Il famoso metodo delle tacche.
Puo' sembrare futile, ma il problema del cibo ci seguira' per tutta la vacanza,
generando episodi di ilarita', ma anche gravi tensioni diplomatiche all'interno
della nostra comunita',
al punto da richiedere l'intervento di forse di pace sotto l'egida delle Nazioni
Unite.
Un episodio su tutti: il Barbecue del miracolo della sottrazione delle braciole
e dei pesci.
Alcuni di voi, un po' piu' catechizzati di altri, forse ricorderanno l'episodio
biblico della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Nel nostro caso e' avvenuto qualcosa di simile, ma con un'operazione matematica
diversa, la sottrazione.
Decidiamo di fare un mitico barbecue a base di carne e di pesce, a scelta
di ognuno. Il numeroso gruppo si divide nelle due classiche scuole di pensiero,
si conteggiano i proseliti delle due filosofie e si procede all'acquisto delle
opportune quantita'.
Si accendono i fuochi. Il prode Luca si offre gentilmente di impersonificare
il dio Vulcano e prendersi cura del fuoco, ignaro che lo stesso era stato
acceso utilizzando una notevole
quantita' di aghi di pino, i quali producono bollenti lapilli di resina incandescente.
Sul suo corpo sono ancora oggi presenti i segni di quella notte di fuoco.
Si comincia col cuocere la carne. Ci siamo un po' allungati con i tempi, sono
ormai le nove passate e la fame si fa sentire. Intorno alle 10 i primi pezzi
di carne hanno cominciato a
perdere il loro colore rosso ed i primi affamatissimi commensali agguantano
il loro pezzo di carne ancora moribondo e lo finiscono a morsi, incuranti
del sangue che cola dalle loro bocche. Le mamme del campeggio fanno rientrare
in tenda i loro bimbi inorridite. Ma la scena piu' agghiacciante sta per accadere:
Giuseppe, gli occhi iniettati di sangue, la ragione offuscata dalla fame,
forchetta nella sinistra, coltello minacciosamente brandito nella destra,
si aggira tra coloro che hanno scelto di mangiare carne, ponendo la fatidica
domanda: "Che la finiiiscciii?". Non e' una domanda, in realta',
e' un ordine, un atavico richiamo della parte piu' bestiale di Giuseppe all'istinto
di sopravvivenza.
Ho visto persone interrogate in tal modo mentre addentavano una gustosa salsiccia,
ritrarre inorridite le bocche gia' spalancate e cedere all'Eterno Affamato
tutta la loro cena.
E' la volta del pesce. Giuseppe e' in pole position davanti al barbecue. Appena
il suo tonno da 360 chili e' pronto, lo infilza con la forchetta e corre via
a consumarlo in pace. Non lo rivedremo piu' per tutto il resto della serata.
Ma non di solo pane vive l'uomo...
Non vi tediero con il racconto delle nostre avventure amorose in quel di Puglia,
sarebbe un racconto troppo lungo e forse scontato.
Ma nella mia memoria restera' sempre impresso il momento in cui per la prima
volta vidi gli occhi di Roberto. La vecchia spugna, infatti, fu dotata da
Madre Natura
di due bellissimi occhi color mare-tropicale-di-isola-corallina-alle-9-delmattino-di-un-giorno-della-stagione-post-monsonica-con-cielo-terso-e-brezza-da-ovest.
Ma, beffa delle beffe, tali gemme preziose sono incastonate in un paio di
palpebre cosi' stretto che c'e' da chiedersi se la luce, nel passarvi attraverso,
geberi fenomeni di diffrazzione, dato che l'apertura e' paragonabile con la
lunghezza d'onda del visibile.
Insomma, solo pocchi esseri umani possono dire di aver visto gli occhi di
Roberto. Io sono tra i pochi fortunati.
Sera tarda, dopo solita lauta cena ci rechiamo alla discoteca del campeggio
per far due salti. Di lontano udiamo suoni inusuali per una discoteca, ritmi
caraibici, ci sembrano.
C'e' piu' folla del solito e sembra che nessuno balli, ma piuttosto stiano
gurdando qualcunaltro ballare. Cosi' e', un gruppo di ballerini Sud Americani
sta tenendo uno spettacolo a base di danze caraibiche. Nel gruppo di danzatori,
4 in tutto se la memoria non mi inganna, spiccano un paio di ballerine dal
corpo statuario, cosi' cesellato che persino Michelangelo avrebbe gettato
via mazza e scalpello per l'invidia di non poter rivaleggiare con Madre Natura.
Fortuna vuole che capitiamo di fianco e leggermente dietro il palco, cosi'
che le belle ballerine ci porgono i perfetti fondoschiena, agitati al ritmo
frenetico della musica.
Mi volgo di fianco per fare un commento e vedo Robby con gli occhi completamente
spalancati, la bocca aperta, che fissa quel miracolo di natura e muove la
testa all'unisono, imitando le scuotimento pelvico della bella sudamericana.
In pochissime altre occasioni, mai cosi' liete, mi capito' di rivedere gli
occhi smeraldo del mio amico.
Vorrei concludere qui, ma come non ricordare la mitica corsa coi kart?
Temperatura aria 28, asfalto 42. Pressione 1019 millibar, umidita' 85%. La
mente fredda dei piloti professionisti ripercorre in un lampo la checklist
dei parametri da considerare. Mescola media dietro, dura avanti, assetto rigido,
barra torsionale al massimo. E' un circuito misto, e nessuno vuole ritrovarsi
sul dorso di un mulo impazzito su un sentiero di montagna. Claudio Roberto
e Luca stanno valutando tutti questi fattori per prendere
la loro decisione sull'assetto del Kart. Giuseppe fischietta un motivetto,
lui di motori ci capisce meno di zero, ma con la musica e' un grande.
Doc gioca col suo amico immaginario e zompetta allegramente alle nostre spalle,
noncurante della sfida che lo attende.
Neri guarda il culo delle ragazze a bordo pista. La gara e' gia' decisa, ma
dei professionisti come Luca,Claudio e Robby non lasciano nulla al caso.
Dopo complicatissimi calcoli e valutazioni, che non riporto per amor di brevita',
i tre optano per lo stesso assetto, ovviamente il migliore possibile.
Schierati in pista, caschi in testa allacciati stretti per non muoversi a
seguito delle enormi sollecitazioni a cui verranno sottoposti, gli 80 cc del
motore pronti e caldi al punto giusto, semaforo verde, si parte.
Gli pneumatici stridono sull'asfalto divorando se stessi nell'impetuosa rotazione,
gli occhi dei piloti fissano la strada anticipando le curve e ripetendo mentalmente
le traiettorie da percorrere. Cioe', gli occhi di tutti tranne del Neri che
ovviamente guarda ancora il culo delle ragazze a bordo pista.
Alla terza curva si gira e percorre buoni cento metri a retro marcia. Non
chiedetemi come, visto che i kart non hanno la retro, so solo che l'ho sorpassato
guardandolo in faccia e quello che ho visto nei suoi occhi e' stata la domanda:"Cosa
sto facendo, perche' vado al contrario?".
Vorrei fermarmi ad aiutarlo e spiegargli come funziona un volante, come un
freno e cosi' un'acceleratore, ma non ho tempo, i miei avversari incalzano
da dietro.
Dottore, intanto, con animo ambientalista ed amore per la natura, decide di
usare il gas al minimo e percorre il primo giro in 7 minuti e 23 secondi,
alla media di 12 km/h:
a piedi avrebbe fatto prima. Giuseppe, inaspettatamente, mostra un buon ritmo,
non tra i primi, ma un buon rincalzo, pronto ad approfittare degli errori
degli avversari.
Claudio Luca e Roberto lottano per il primo posto, e nulla viene risparmiato.
Non per scorrettezza, ma per eccesso di coraggio, Claudio allunga clamorosamente
una staccata, i freni al carbonio si incendiano, le ruote slittano sull'asfalto
rovente ed il mezzo slitta lateralmente a meta' curva.
Il kart finisce contro quello di Luca, non un urto notevole, ma sufficiente
per far perdere aderenza e consentire il sorpasso. Non una manovra pulita,
direte voi, degna del peggior Schumacher, ma di cio' Claudio si scusera' a
fine gara.
Neri e' riuscito a girarsi nel giusto verso, ma ora procede piu' lentamente
del Dottore, e perde ancor piu' terreno quando i giudici di percorso gli espongono
le bandiere blu perche' un vecchietto in carrozzella vuole doppiarlo, cosa
che avviene senza troppa difficolta'.
La gara finisce, senza un vero vincitore, ma con un grande sconfitto...qualcuno
della Motorizzazzione, per favore, indaghi su come quella persona ha preso
la patente.
Cosa altro aggiungere a questo resoconto. Potrei raccontarvi delle partite
a biglie su pista di sabbia, di come il Neri cercasse di violentare ogni essere
vivente che gli porgeva le terga (mitica frase di Luca:"A Fabri', vabbe'
che ogni lasciata e' persa, pero' adesso esageri...), o del piu' buon gelato
mai mangiato in vita mia (Peschici mon amour).
Ma so che in questo mondo tutti vanno di fretta, ciascuno ha i suoi impegni,
e persino quegli amici che condivisero con me quei magnifici giorni in Puglia,
forse non "avranno tempo" di leggere questo racconto.
Saluti quindi, alla prossima storia, magari quella di una vacanza che ancora
non e' stata e che, nei miei sogni, vede uniti scanzonatamente quel gruppo
di amici che furono allora.