Viterbo

I perseguitati dall'avventura

Il giovane continuava a fissare la strada dietro di loro. "Credo che li abbiamo seminati" esordì. Gli altri due continuavano a rimanere in silenzio. La strada sterrata scorreva sotto le gomme dell'auto. La polvere si innalzava attorno ad essa.
"Lasciamo troppe tracce sullo sterrato" disse finalmente Luca.
"Che vuoi fare ?"
"Non so."
La civiltà era ormai a più di dieci Km. Su quella strada 10 Km significavano mezzora di automobile. Ognuno era ormai immerso nei suoi pensieri, pensieri cupi.
"Avete sentito ?" disse improvvisamente Sandro.
"Cosa ?"
"Non so, un rumore lontano; un rumore che non è adatto a questo posto" disse Sandro.
"Cosa ne sai dei rumori adatti a questo posto, chissà quali animali si nascondono fra questi alberi" disse Luca quasi irritato; il nervosismo iniziava a trasparire anche dal tono della voce.
"Non era un rumore animale, intendevo questo" puntualizzò calmo Sandro.
Dei tre era il più freddo. Non perdeva mai la calma, e questo è molto utile in situazioni come quella in cui si trovavano ora i nostri eroi. La sua calma impregnava lentamente anche gli altri due. La strada scorreva lenta; più che una strada era un sentiero che in alcuni tratti neppure più riconoscibile. Da molti anni oramai nessuna auto lo aveva più percorso. Anche per questo un po’ di nervosismo continuava a sussistere nonostante gli inseguitori fossero scomparsi dalla loro vista da almeno un'ora. Improvvisamente un rumore squarciò il silenzio. Era un rumore meccanico, il rumore di un motore.
"Cazzo" esclamò Roberto.
Un elicottero spuntò in cielo all'improvviso. Avevano un faro ed un mitra che fuoriusciva da portello aperto.
"Lì, sotto quegli alberi" disse concitatamente Sandro indicando a Luca un gruppo di alberi sotto i quali potevano rifugiarsi con l'auto.
"Le luci, spegni le luci" disse ancora Roby.
L'elicottero continuava a sorvolare la zona. L'auto, il motore e i fari spenti, giaceva nascosta sotto un anfratto con dentro i tre occupanti.
"Proseguiamo a piedi" decise Luca.
In un attimo i tre erano fuori dall'auto, a selezionare le cose da portare e quelle da lasciare in auto. La democrazia va bene quando si ha tempo da perdere. In situazioni urgenti tra i tre vigeva il tacito accordo della dittatura fiduciaria. Quando uno dei tre diceva una cosa, allora già aveva pensato lui alle possibili conseguenze della sua proposta. Senza sprecare tempo nel valutare la proposta da un altro punto di vista la si faceva e basta. Due condizioni sono necessarie per la dittatura fiduciaria: La fiducia completa nella valutazione dell'amico, e che nessuno sia un idiota.
"Prendi la lampada" disse Luca.
"Questa non si accende"
"Dai qua" fece Luca iniziando ad armeggiarci sopra. Gli altri due, nel frattempo, avevano finito di selezionare le cose da portare. L'elicottero era sempre visibile, ma non era più sopra di loro.
"Tempo" chiese Luca continuando a lavorare sulla lampada.
"Siamo fermi da sette minuti, lasciala. Abbiamo la lampadina tascabile."
"Ok, andiamo". I tre si incamminarono con la luce spenta per non essere individuati dall'elicottero. Speravano di accenderla non appena fosse scomparso dal cielo. Senza luce procedevano troppo lentamente.